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Lanci low cost e colonizzazione di Marte: il futuro (di Starship) secondo Elon Musk

Il fondatore di SpaceX ha descritto le innovazioni per il vettore più potente mai costruito. Alto 150 metri, potrà lanciare in orbita oltre 200 tonnellate a un costo irrisorio: 1 o 2 milioni di dollari, cento volte meno di un Falcon Heavy (e mille di un lancio con Space Launch System)

DI EMILIO COZZI

La vita di Elon Musk, e con lei la nostra, somiglia sempre di più alla sceneggiatura di un film. Durante il discorso tenuto qualche giorno fa a Starbase, Boca Chica, di fronte ai dipendenti di SpaceX – un discorso molto simile al sermone di un guru – Musk è tornato a parlare di Marte e di Starship, il sistema di lancio che a suo dire salverà l’Umanità da un’apocalisse nucleare.

Lo ha detto lui stesso, il guru cosmico, commentando le immagini del terzo volo di test di Starship: “Se fosse un film direste ‘non ci credo, impossibile’. Ma è reale”.

Il patron di SpaceX non smette di ripetere che il genere umano eviterà l’annientamento solo se saprà diventare multiplanetario; per farlo, quasi ovvio ribadirlo, servirà Starship, l’unico mezzo che sarà, e si spera presto, a disposizione, per portare astronaute e astronauti sulla superficie di un altro mondo. A cominciare dalla Luna, certo, ma con la prospettiva di raggiungere Marte fra non più di vent’anni.

Nel frattempo il destino del mezzo più potente che abbia mai volato è di diventare sempre più grosso… ed economico. Perché anche le sue cifre sono impressionanti.

 Vuole prendersi tutto e non lo nasconde, Elon Musk: “se le cose andranno secondo i piani, quest’anno SpaceX porterà in orbita probabilmente il 90% di tutta la massa; la Cina circa il 6%, e il resto del mondo circa il 4%, il che è piuttosto folle.

Più avanti, quando Starship avrà preso il volo, avremo più del 99% di tutta la massa in orbita”. Anche se una buona fetta del tonnellaggio è e sarà costituita dai satelliti Starlink, prodotti in house da SpaceX, è indubbio che la predominanza attuale sul mercato del Falcon9 e quella in potenza riconducibile all’arrivo di Starship faticherà a trovare rivali.

 

Riutilizzare Starship entro il 2025

Musk ha celebrato i team di SpaceX al lavoro su Starship e i risultati ottenuti finora, in particolare la fase di crociera e il rientro in atmosfera, sebbene non tutto sia andato alla perfezione. Il quarto decollo dell’astronave arriverà, ha anticipato, “tra un mese, più o meno”, cioè entro maggio. Tutto dipenderà dai permessi della Federal Aviation Administration (Faa), che a ogni lancio concluso da un failure, deve procedere con investigazioni ad hoc.

Le novità del quarto volo di test annunciate da Musk saranno principalmente “virtuali”. L’obiettivo resta il completamento della traiettoria suborbitale fino a un punto prefissato, cioè oltre la fase critica del rientro in atmosfera, con il surriscaldamento dello scudo termico.

Il goal per il primo stadio, il Super Heavy, sarà invece il ritorno controllato, un traguardo mai raggiunto nei tentativi precedenti. Si tratterà, ha spiegato Musk, di “atterrare su una torre virtuale”, perché quella reale, cioè Mechazilla, dotata di due bracci meccanici (i cosiddetti chopstick, come le bacchette del maestro Miyagi in Karate Kid) capaci di afferrare Starship e il booster, entrerà in gioco più avanti. Prima per il booster, il Super Heavy, che Musk spera di riuscire a far rientrare già dal quinto tentativo o comunque entro quest’anno “con una probabilità dell’80-90 per cento”.

Per l’astronave occorrerà attendere ancora: “almeno due successi consecutivi per un singolo design di Starship, capace di ammarare in un punto specifico”. Per arrivare alla riusabilità di Starship, Musk ha indicato come obiettivo il prossimo anno. Quindi si è spinto in ulteriori anticipazioni: due Mechazilla alla base SpaceX di Boca Chica, dove proseguiranno i test, e due gemelle a Cape Canaveral, per catturare in rientro i booster e le navette. Altre innovazioni tecnologiche corredate da numeri importanti, in particolare per dare più potenza a un razzo che non avrà paragoni, nemmeno con il Saturn V, il colosso che spinse per primo l’Umanità verso la Luna.

 

Citius, Altius, Fortius

Una fabbrica gigante sta prendendo forma a Brownsville, poco distante dalla spiaggia di Boca Chica, dove SpaceX, a pieno regime, prevede di costruire cento Starship all’anno. Nel 2024 sono previsti sei booster e navette, numero che secondo Musk crescerà molto già dall’anno prossimo.

Starship e il suo gigantesco primo stadio, però, non saranno sempre uguali. Musk ha mostrato una grafica con i dettagli tecnici delle prossime versioni: Starship 2 e il Super Heavy saranno alti, insieme, 124,4 metri, oltre tre metri in più della versione attuale, e saranno in grado di portare in orbita più di 100 tonnellate. Starship 3 sarà una sorta di vulcano meccanico: i 33 motori Raptor 3 del primo stadio (più potenti e meno pesanti dei predecessori), ognuno dei quali capace di sviluppare 330 tonnellate di potenza, svilupperanno 10mila tonnellate al decollo, per portare in orbita un sistema alto 150 metri per più di 200 tonnellate di massa (la Ship avrà sei Raptor per la spinta nel vuoto e non più tre).

Musk ha mostrato i muscoli, meglio, l’energia necessaria per arrivare sulla Luna – dopo alcuni rifornimenti in orbita per garantire la capacità del pieno carico – e, “nei prossimi vent’anni”, per colonizzare Marte. È il suo sermone, l’omelia di un visionario che, persuaso dell’eventualità di una catastrofe nucleare globale, indica la necessità, per il genere umano, di diventare multiplanetario. Serve un piano B per non restare “una di quelle civiltà sfigate monoplanetarie”. Che nel gergo di Musk significa, entro due decenni, raggiungere la capacità di lanciare migliaia di Starship in una finestra di pochi mesi, ogni due anni, cento persone alla volta, migliaia di tonnellate di materiali e viveri, per popolare Marte con un milione di coloni.

 

Voli low cost verso l’orbita

La gigantesca factory di Starship servirà proprio a questo, così come per il Falcon9. Si produrranno senza sosta razzi e astronavi per trasformare Marte in un una nuova casa. Scopo che, beninteso, non ignora la prima tappa della colonizzazione extraterrestre: la Luna. Lì Musk ha detto di voler costruire una città. E non è da escludere la prospettiva possa inserirsi, idealmente, tra i servizi che saranno acquistati dalle agenzie spaziali come già accade per il trasporto verso la Iss, o, più di recente, con il Lunar Terrain Vehicle.

Tali volumi di produzione e riutilizzo – Starship, insieme con Super Heavy, è l’unico veicolo progettato per essere interamente riutilizzato, anche più volte al giorno, giura Musk – implicano un obiettivo non secondario: ridurre i costi di un paio di ordini di grandezza, secondo l’adagio ormai diventato celebre per il quale “usare e buttare un razzo per ogni lancio spaziale è come prendere un aereo e gettarlo via alla fine del volo per costruirne uno nuovo”. Si tratta, in sostanza, di decollare, portare a termine la missione, rientrare, fare rifornimento e ripartire. Abbattendo tutti i costi di costruzione del mezzo.

Dovessero rivelarsi vere, le cifre che ha sciorinato il fondatore di SpaceX sono, appunto, da capogiro, soprattutto per i concorrenti: “il razzo completamente riutilizzabile, con propellente a basso costo e pressurizzazione autonoma, costa in realtà meno di un piccolo razzo non riutilizzabile. Il Falcon1 porta(va) circa mezza tonnellata in orbita. Starship 3 avrà un carico utile 400 volte superiore per meno del costo di un Falcon1. In definitiva, penso che potremmo essere in grado di ridurre il costo del volo verso l’orbita terrestre a circa 2 o 3 milioni di dollari […] cifre impensabili”.

Oggi un lancio orbitale di un Falcon9 costa tra i 67 e gli oltre 100 milioni di dollari. Con un Falcon Heavy si arriva fino a 150 milioni. Sembrerà un film, ma non è escluso si avveri.



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