Record di lanci nel 2025, mentre SpaceX prepara la svolta “pesante”
- January 15, 2026
- Posted by: admin
- Category: Emilio Cozzi
Nell’anno appena concluso si è toccato un nuovo massimo storico, ancora una volta alimentato dai lanci Starlink. Il 2026 segnerà un’ulteriore crescita. Poi, ancora una volta, l’azienda di Elon Musk potrebbe cambiare tutto
DI EMILIO COZZI E MATTEO MARINI
È stato un altro anno record per le attività spaziali.
Sebbene la notizia, ormai, non faccia più molto rumore, secondo la sempre accurata analisi di Jonathan McDowell, in tutto il mondo, nel 2025, sono stati effettuati 329 tentativi di lancio orbitale. Il conteggio non include, dunque, i lanci suborbitali, ma comprende anche i cinque test Starship effettuati da SpaceX.
La somma segna un incremento del 25% rispetto al 2024, che a sua volta aveva registrato una crescita del 17% sull’anno precedente. Dal 2020, il numero di lanci verso l’orbita terrestre è in costante aumento. Rispetto al 2019, sono addirittura triplicati, spinti, senza sorpresa, dalle attività di SpaceX e dalla rincorsa cinese. La novità, semmai, è che la tendenza potrebbe invertirsi, anche se non dal 2026 ma nei 12 mesi successivi.
I numeri di un anno
Nel 2025 SpaceX ha effettuato 170 lanci, 165 con Falcon 9 e cinque con Starship: più di tutto il resto del mondo. Nel 2019 i decolli operati dalla compagnia di Elon Musk erano stati 26, uno ogni due settimane; ora i motori Merlin si accendono quasi ogni due giorni.
È un contributo che permette agli Stati Uniti di guidare la classifica dei lanci per Paese, con 181, che diventano 198 se si considerano i 17 lanci di Rocket Lab (compagnia di adozione statunitense) dalla natia Nuova Zelanda. Segue la Cina, con 92 (con ben 25 razzi diversi), la Russia con 17 e l’Europa con 8 (quattro decolli di Ariane 6, tre di Vega C e uno dello Spectrum di Isar Aerospace, dallo spazioporto di Andøya). Insieme, Stati Uniti e Cina hanno rappresentato l’88% di tutti i lanci orbitali a livello mondiale.
Come anticipato, il trend è destinato a rallentare e, forse, a invertirsi. Non già per la quantità di massa lanciata, ma per numero di liftoff.
A discapito del rallentamento nel suo sviluppo, è infatti su Starship che SpaceX intende puntare. Lo aveva anticipato, a luglio, Stephanie Bednarek, vicepresidente delle vendite commerciali di SpaceX, durante una sessione alla conferenza Spacetide a Tokyo: “Prevedo che quest’anno e il prossimo saranno quelli con il maggior numero di lanci Falcon“. In seguito l’azienda inizierà a spostare i lanci su Starship. Con un’esortazione: “Incoraggiamo tutti coloro che lavorano alla progettazione di satelliti […] a cambiare il loro modo di pensare il lancio“, ha affermato. “Non è più necessario ottimizzare la massa e il volume“.
Detto altrimenti: Starship sarà potente ed economica e i costi per lancio saranno così bassi da rendere insignificanti le attuali costrizioni (costruire smallsat per risparmiare sui costi).
Verso la svolta (imposta da Musk)
La generosa progressione che sta moltiplicando gli Starlink per alimentare la mega costellazione di comunicazione orbitale non si arresterà di certo. L’obiettivo è portare a 42mila il loro numero (attualmente di circa 9.400 apparati attivi), compito cui provvederà proprio Starship. Non nel 2026, perché l’astronave concepita con l’obiettivo ultimo di colonizzare Marte non è ancora pronta. Tuttavia, se i prossimi test saranno un successo, è pensabile che dal 2027 Starship sostituirà i Falcon 9 per rilasciare in orbita gli Starlink di prossima generazione. Il traguardo ha una logica ferrea, perché proprio questi ultimi, i V3, sono molto più grossi e hanno, ognuno, il doppio della massa rispetto ai precedenti: attorno alle due tonnellate. Starship ne potrà trasportare più di 50 a ogni volo, per assicurare la transizione del servizio da centinaia di megabit all’ordine dei gigabit per secondo.
In un post su X il 10 dicembre, lo stesso Musk ha assicurato che i V3 saranno lanciati “su larga scala” entro la fine del 2026. Se avverrà subito con Starship è difficile da dire e facile da dubitare; dipenderà dai progressi che il nuovo lanciatore farà nei prossimi mesi. Ciò nondimeno è evidente come tutto corrisponda a quanto anticipato da Bednarek: presto o tardi si userà un razzo molto potente, capace di imbarcare più massa. I satelliti saranno più pesanti e più performanti, quindi ne occorreranno meno. Considerato che gli Starlink rappresentano la gran parte dei lanci, il numero di decolli targati SpaceX si ridurrà sensibilmente. E, c’è da scommetterci, lo strapotere che l’azienda ambisce a consolidare grazie a Starship ancora una volta imporrà al mercato una logica nuova.
Leggeri e riutilizzabili: Cina ed Europa al bivio
Nel frattempo il resto del mondo gioca in un campionato “minore”. Blue Origin ha a disposizione un altro razzo “pesante” per inserire in orbita la propria costellazione Amazon Leo (precedente nota come Project Kuiper). La Cina continuerà a distribuire le proprie infrastrutture orbitali, altre mega costellazioni di comunicazione. L’attività spaziale sarà frenetica in tutto il 2026 ed è pressoché certo che le rampe di lancio si accenderanno come mai successo nella storia umana. Poi, sempre se SpaceX riuscirà a completare la propria svolta, il ritmo potrebbe rallentare semplicemente perché per chiunque altro sarà difficile tenere il passo di Musk.
Pechino ha intanto testato i primi due vettori con tecnologia riutilizzabile (hanno raggiunto l’orbita in modo nominale, ma i booster hanno fallito il rientro a terra), e nuovi debutti sono attesi entro la fine dell’anno.
Lo stesso vale per le altre potenze, Russia esclusa: l’India, in ascesa, e l’Europa, forte della ritrovata affidabilità dei propri lanciatori, con i due vettori Ariane 6 e Vega C che però non offrono possibilità di lancio a cadenza serrata. Si attendono i voli inaugurali di almeno cinque nuovi vettori leggerissimi made in Europe, che possono trasportare in orbita bassa carichi “piuma”, in media fino a una tonnellata o poco oltre. Dovranno garantire opportunità di lancio dedicate, in tempi più stretti rispetto ai vettori “istituzionali” e, trattandosi di razzi leggeri e riutilizzabili, a costi concorrenziali.
Tradotto: dovranno fare, ma molto più in piccolo, quello che finora ha fatto SpaceX.