SpaceX: un milione di satelliti (e la fusione con xAI) per alimentare l’intelligenza artificiale
- February 5, 2026
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- Category: Emilio Cozzi
Richiesta l’autorizzazione per lanciare una quantità di apparati decine di volte superiore a quella in orbita. L’obiettivo? Energia per i futuri centri di calcolo spaziali
Di EMILIO COZZI
Al momento, intorno alla Terra, orbitano circa 15mila satelliti.
Il 30 gennaio SpaceX ha chiesto alla Federal communications commission (Fcc) di poterne lanciare fino a un milione solo in orbita bassa: decine di volte più di quelli che già la occupano.
Lungi dalla fantascienza, la richiesta – ufficiale – segna un cambio di passo, beninteso, non per forza positivo. Perché trascrive nero su bianco la volontà di SpaceX di utilizzare frequenze di comunicazione e testa la reazione della Fcc e dell’opinione pubblica.
Quella che Elon Musk vuole costruire nello spazio è una enorme rete di dataset e centri di calcolo per l’elaborazione indispensabile al funzionamento dell’Intelligenza artificiale. Sulla Terra queste infrastrutture si stanno moltiplicando, per numero e potenza, con conseguenze allarmanti: ormai alla portata di miliardi di persone, l’IA sta raggiungendo con rapidità costi energetici mostruosi.
“I data center orbitali sono il modo più efficiente per soddisfare la domanda in rapida crescita di potenza di calcolo per l’intelligenza artificiale” si legge in premessa alla application sottoposta da SpaceX alla Fcc. Per questo Musk punta a trasferirne le tecnologie oltre l’atmosfera. Il vantaggio? Come sempre: energia e denaro.
Lontano dalla Terra, per la Terra
L’idea non è nuova: da tempo si studia come costruire giganteschi impianti fotovoltaici oltre il cielo, per poi trasferirne l’energia raccolta, e green, sulla Terra. Il concetto, però, deve maturare. Portare quell’energia (con microonde, per esempio) da un’orbita lontana migliaia di chilometri rimane una sfida tecnologica ancora da vincere. Perché, quindi, non traslocare direttamente i dispositivi in orbita? In effetti succede da decenni: i satelliti sono osservatori, antenne, sonde, ognuno con un proprio computer, e sfruttano già l’energia solare. La sfida sta nel pensare più in grande.
“Sfruttando direttamente l’energia solare quasi costante con costi operativi e di manutenzione minimi, questi satelliti consentiranno di ottenere un’efficienza energetica e dei costi rivoluzionari, riducendo al contempo in modo significativo l’impatto ambientale associato ai data center terrestri” scrive SpaceX.
Sono parole pronte a testimoniare come, nonostante le tematiche ambientali non siano tra le priorità dell’agenda politica Maga, la rapidità con cui si stanno consumando risorse per raffreddare server e centri di calcolo non lasci nessuno indifferente. Insieme, c’è la promessa di un beneficio economico sul medio-lungo termine.
Kardashev II
Come suo solito, Musk punta in alto: “Il lancio di una costellazione di un milione di satelliti che funzionano come data center orbitali è il primo passo verso il raggiungimento di una civiltà di livello Kardashev II, in grado di sfruttare appieno l’energia del Sole, sostenendo al contempo applicazioni basate sull’intelligenza artificiale per miliardi di persone oggi e garantendo
un futuro multiplanetario all’umanità tra le stelle“. Ideata dall’astronomo russo Nikolaj Kardašëv di cui porta il nome, la scala classifica il livello di sviluppo tecnologico di una civiltà in base alla quantità di energia che è in grado di utilizzare. Il secondo livello indica una civiltà capace di sfruttare tutta l’energia della propria stella.
SpaceX ambisce a raggiungerlo lanciando satelliti fra i 500 e 2mila chilometri di quota, con una inclinazione principale di 30 gradi in orbite eliosincrone. Un interlink permetterà lo scambio di dati attraverso la costellazione e con la rete Starlink, che offrirà banda da e per le stazioni di terra.
Sulle spalle di Starship
Sulla logistica ci sono pochi dubbi: sono necessari un’alta frequenza di lancio e un super vettore, qualcosa come Starship, capace di portare nello spazio “milioni di tonnellate all’anno“. Almeno nella testa del suo ideatore, Starship, che promette di essere il primo sistema di lancio completamente riutilizzabile della storia, rappresenta il futuro imminente di SpaceX.
Una volta a regime, secondo Musk, “Il lancio di 1 milione di tonnellate all’anno di satelliti, che generano 100 kW di potenza di calcolo per tonnellata, aggiungerebbe 100 gigawatt di capacità di calcolo AI all’anno, con esigenze operative o di manutenzione minime. Liberato dai vincoli dell’implementazione terrestre, entro pochi anni il costo più basso per generare calcoli AI sarà nello spazio“.
Non sarà sfuggito un tassello importante del mosaico: per finanziare l’obiettivo – assurto a traguardo principale di SpaceX almeno nel medio termine – è ormai ufficiale la fusione con xAi, altra azienda di Musk, ma fondata per l’avanzamento dell’IA, in vista di una quotazione in borsa che potrebbe scrivere il record per un’offerta pubblica iniziale (Ipo), e far schizzare il valore di SpaceX a circa 1.500 miliardi di dollari; ma che soprattutto potrebbe raccogliere finanziamenti per 50 miliardi di dollari, da investire anche nel progetto dei data center orbitali.
Le altre questioni ambientali
Al di là dei limiti tecnologici, la richiesta di SpaceX ha già acceso inevitabili proteste, perché è difficile pensare che la questione ambientale si risolva così in fretta. Anzi, l’affollamento delle orbite potrebbe estendere il problema anche oltre il cielo: già oggi la questione inizia a manifestarsi con insistenza e fronteggiarla, per evitare collisioni e la proliferazione di space debris, implica risorse ingenti di aziende ed enti pubblici.
Da parte sua, SpaceX precisa che i satelliti sfrutteranno “l’avanzato sistema automatizzato di prevenzione delle collisioni per la valutazione dei rischi e la risposta a bassa latenza, nonché sistemi di propulsione elettrica agili e altamente affidabili che consentono manovre precise ed efficienti“. L’azienda prevede anche di adottare soluzioni all’avanguardia per mitigare la luminosità dei satelliti ed evitare di compromettere le osservazioni scientifiche dalla Terra.
Non andrebbe però dimenticato che SpaceX non è la sola pronta a disseminare nello spazio migliaia di apparati: a fine dicembre la Cina ha presentato all’Unione internazionale delle telecomunicazioni (Itu) i propri piani per due costellazioni che comprendono in tutto quasi 200mila satelliti. E per quanto, in confronto a questi numeri, il resto sembri marginale, Paesi, aziende e centri di ricerca intenzionati a spedire satelliti in orbita vanno aumentando.
Converrebbe allora tornare su un punto: Starship può portare un carico utile con una massa compresa fra le 100 e le 150 tonnellate, fully reusable (cioè conservando il propellente per rientrare e, dopo il rifornimento, partire di nuovo). Immettere in orbita un milione di tonnellate all’anno, come scrive SpaceX, significa ipotizzare almeno 6.600 lanci in 12 mesi; 550 lanci al mese; più di 18 al giorno, ogni giorno.
Forse sì, con buona pace di Musk, per ora l’idea rimane fantascientifica.