Come “Galaxy Express”: anche la Cina punta al turismo spaziale
- January 29, 2026
- Posted by: admin
- Category: Emilio Cozzi
Nuove iniziative posizionano Pechino sulla scia delle compagnie occidentali che portano turisti nello spazio per puro divertimento. Il segno di uno sviluppo tecnologico senza precedenti
di EMILIO COZZI e MATTEO MARINI
È incredibile – o forse no – quanto il design se non altro esterno di alcuni veicoli spaziali cinesi ricalchi la forma di quelli occidentali. Si pensi al Lunga Marcia 9, che sembra ispirato al sistema costituito da Super Heavy e Starship di SpaceX. È vero anche per alcuni dei concept più recenti, che testimoniano l’impegno di Pechino su fronti diversi delle attività spaziali: i voli suborbitali (per turismo e ricerca) e il lancio di veicoli riutilizzabili.
È altrettanto vero per la privata Cas Space, con Lihong-1, un razzo a due stadi lanciato il 12 gennaio dal Centro di Jiuquan, nella Cina nord-occidentale, che più o meno adotta il copione seguito da Blue Origin con New Shepard: ascesa, distacco della capsula dal razzo oltre i 100 chilometri di quota (confine convenzionale dello spazio), permanenza per alcuni minuti in microgravità durante la prima fase della discesa, quindi apertura dei paracadute.
La Cina sta entrando a pieno titolo nel turismo spaziale, segmento, per intenderci, finora rimasto appannaggio quasi esclusivo di tre aziende, ognuna con a capo un multi-miliardario: Elon Musk, Jeff Bezos e Richard Branson. Per Pechino, è un’opportunità “figlia” dell’avanzamento tecnologico per la ricerca e lo sviluppo di soluzioni riutilizzabili. Sia dei vettori sia delle capsule, pensate per entrare in orbita e rientrare con a bordo esperimenti scientifici e astronauti, nel caso in oggetto “taikonauti”.
Test e turismo
Cas Space ha utilizzato un lanciatore a propellente solido con alette a griglia alla base, che ha spinto la capsula fino a un’altitudine di circa 120 chilometri, prima che questa atterrasse senza intoppi (coadiuvata da un paracadute). A bordo trasportava esperimenti scientifici, uno di stampa 3D per testare il comportamento dei metalli in assenza di peso durante l’additive manufacturing, e semi di rosa da sottoporre alle radiazioni spaziali. L’azienda intende garantire ai propri passeggeri fino a 300 secondi (5 minuti) in condizioni di assenza di peso. Il razzo è rientrato a terra con uno schianto controllato.
Il carico potrà essere costituito da persone, passeggeri paganti per un’esperienza unica, oppure da esperimenti scientifici, da condurre in un ambiente in cui l’accelerazione di gravità terrestre è neutralizzata. Non è un caso sia in fase di sviluppo Lihong-2, che potrà trasportare fino a sette passeggeri oltre la linea di Kármán per quattro minuti di esperienza in assenza di peso. Entrata in servizio prevista: 2027.
Anche Deep Blue, un’altra azienda privata, ha in cantiere un razzo con capacità di rientro e riutilizzo, e una capsula per il volo suborbitale, molto simile a quella impiegata da Blue Origin. Riguardo al suo sviluppo, dopo gli annunci ottimistici risalenti all’ottobre del 2024 e la vendita dei primi biglietti (due tagliandi a circa 140mila dollari l’uno), non sono state divulgate altre novità rilevanti. I primi voli commerciali dovrebbero partire nel 2027.
Doveroso sottolineare come quanto raccontato fino a qui non significhi solo turismo, ma anche scienza e logistica. Le compagnie cinesi puntano in alto.
Mentre il volo suborbitale rimane una scommessa, le attività in orbita sono già il core dell’economia spaziale e, negli anni imminenti, si prevede saranno sempre più ambite, perché il prezzo di accesso allo spazio scenderà. A dicembre, accanto a una capsula riutilizzabile per traiettorie suborbitali, l’azienda commerciale AZSpace, che punta a sviluppare capacità di volo spaziale orbitale con equipaggio, ha lanciato il piccolo veicolo cargo Dear-5. L’obiettivo dei primi test era comprovare tecnologie di riutilizzo per destinare, in futuro, le capsule anche a missioni più complesse, in orbita per diversi giorni o mesi, e con taikonauti a bordo.
Anche un altro produttore di veicoli spaziali, Interstellor, sta lavorando a una capsula per il turismo suborbitale ma non solo. In azienda sono impegnati a realizzare quella che loro stessi definiscono una “Dragon spaceship” cinese, per inaugurare “una nuova era di viaggi spaziali per la gente comune e il trasporto di carichi commerciali nello spazio a basso costo entro il 2028“. Il design, in questo caso, ricorda quello di Blue Origin (con grandi finestre per ammirare il panorama), ma con un’appendice simile a quella di Crew Dragon, che ospita pannelli solari e i sistemi di bordo per viaggi più lunghi.
Casc, di proprietà del governo cinese, ha sviluppato un veicolo spaziale recuperabile per la ricerca sulla microgravità, Shijian, che ha effettuato il suo volo inaugurale nel settembre del 2024. Trasportava carichi utili per la coltivazione di piante e microrganismi, test scientifici e di verifica di nuove tecnologie autonome e controllabili. È rientrata dopo due settimane dal lancio.
L’economia e la tecnologia spaziale cinesi stanno crescendo a un ritmo vertiginoso. Lo dimostrano le centinaia di nuove aziende, startup e iniziative private, i test e i prototipi sperimentati, dagli spacecraft ai nuovi vettori (sono previsti una decina di debutti di lanciatori cinesi solo nel 2026).
Lo spazio è, per Pechino, un treno impiegato per arrivare lontano, volano di economia e prestigio geopolitico. E oggi, come per tutte le attività umane, anche la Cina ha iniziato a pensarlo come ambito da sfruttare per diletto.