Budget Nasa: il Congresso salva la scienza, ma dice addio ai campioni marziani
- January 21, 2026
- Posted by: admin
- Category: Emilio Cozzi
Camera e Senato azzerano i tagli proposti dalla Casa Bianca: confermate missioni importanti, già lanciate e future, ma l’Agenzia ha subito una drastica riduzione dei dipendenti. E Mars Sample Return non si farà
DI EMILIO COZZI
Come nei che spiccano su un corpo statuario, due cattive notizie non sono in grado di oscurare quella buona: il Congresso degli Stati Uniti ha respinto quasi in toto la proposta di tagli al budget della Nasa per il 2026, avanzata dall’amministrazione Trump lo scorso maggio.
Se confermata, la proposta della Casa Bianca avrebbe decurtato del 24% le risorse assegnate all’ente spaziale, addirittura del 47% i fondi per la scienza e le missioni planetarie (decapitandone di future o “spegnendo” quelle già in corso).
Invece il budget approvato prima dalla Camera poi, il 15 gennaio, dal Senato supera i 24 miliardi di dollari. Secondo i calcoli della Planetary Society, che monitora i fondi dell’agenzia, se vi si aggiungono gli stanziamenti del “Big Beautiful Bill Act”, siglato la scorsa estate (10 miliardi in sei anni in particolare per le attività legate al volo umano spaziale), “il risultato è che la Nasa riceverà poco più di 27,53 miliardi di dollari nell’anno fiscale 2026. Sulla base dei dati disponibili nel nostro tracker storico dei dati di bilancio […] si tratta del budget più consistente per la Nasa dal 1998, se adeguato all’inflazione“.
I nei evocati sono la perdita di un tesoro, cioè una grossa fetta dei dipendenti, e la cancellazione del programma Mars Sample Return.
La scienza che torna
La stessa Planetary Society aveva lanciato una campagna, “Save Nasa Science”, e raccolto firme per scongiurare il colpo di mannaia. Ora, sulla pagina web dedicata, campeggia la scritta “We saved Nasa science in 2026“, un grido di vittoria che tuttavia lascia intendere come la battaglia si potrebbe ripresentare in futuro.
Intanto sono “salve” tutte le missioni che, nella lista dell’amministrazione Trump, sarebbero state da cancellare. Iniziando da quelle ancora là da venire: è salvo il telescopio spaziale Neo Surveyor, per scovare oggetti potenzialmente pericolosi in avvicinamento alla Terra; sono salve Davinci e Veritas, e ripristinato è anche il contributo alla missione enVision dell’Agenzia spaziale europea (tutte partiranno all’inizio del prossimo decennio per studiare Venere).
Tra quelle già decollate, Osiris-Apex (già Osiris-Rex, che ha raccolto e inviato a Terra campioni dell’asteroide Bennu e che ora indagherà un inquietante inquilino del Sistema solare, Apophis) non sarà spenta; sono stati ripristinati i fondi di altre importanti, addirittura gloriose, missioni come Juno (in orbita attorno a Giove), New Horizons, ai confini del Sistema solare dopo averci regalato le prime cartoline da Plutone, Mars Odyssey, Mars Express e Maven attorno a Marte. Insieme con lo shutdown di queste ultime, probabilmente anche rover come Perseverance e Curiosity avrebbero avuto difficoltà a inviare dati verso la Terra. È confermato anche il contributo (fondamentale) alla missione europea che porterà il rover Rosalind Franklin sul Pianeta rosso, alla ricerca di prove di vita passata o presente nel sottosuolo.
A tirare un sospiro di sollievo sono altresì le persone al lavoro sulle sonde impegnate a scandagliare il cosmo e a studiare il Sole, come il telescopio a raggi X Chandra, Parker Solar Probe (che sfreccia vicinissima alla nostra stella) e Magnetospheric Multiscale Mission, deputata allo studio della magnetosfera terrestre. Sempre sul fronte del meteo spaziale, rimangono in pista HelioSwarm, futura missione verso il Sole, e la Geospace Dynamics Constellation. Sono rientrati anche i tagli al contributo di una missione europea dalle grandi ambizioni: Lisa, un interferometro spaziale per “ascoltare” le vibrazioni dello spazio tempo sottoforma di onde gravitazionali.
Non sarebbe stata necessaria la calcolatrice per misurare il baratro nel quale sarebbe precipitata la ricerca dedicata al nostro Pianeta e ai cambiamenti climatici. Si erano allarmati gli scienziati di tutto il mondo alla vista degli zeri accanto a missioni come quelle dei satelliti di osservazione della Terra: Landsat Next, Terra, Aqua, Aura. I due miliardi e 153 milioni stanziati per la divisione Earth science fanno respirare.
Terrestri e marziani: quello che la Nasa ha perso
Beninteso, non tutto è andato per il meglio e Planetary society lo evidenzia con un dato: nonostante la più grande disponibilità di fondi in quasi trent’anni, la Nasa “ha meno dipendenti rispetto al luglio 1960, all’alba dell’era spaziale“.
Circa 4mila persone hanno aderito al programma di dimissioni differite, incentivato dall’amministrazione attraverso l’offerta di buonuscite. L’alternativa sarebbe stata un licenziamento quasi assicurato. Ciò nonostante alcuni uffici sono stati chiusi e parte del personale effettivamente mandato a casa. Anche fra i privati, c’è chi ha deciso di abbandonare il settore o di trasferirsi all’estero. Recuperare la forza lavoro sarà un’altra impresa.
La fine di Mars Sample Return
E Marte? La meta ultima per estendere i confini del conoscibile e di una civiltà miultiplanetaria (copyright Elon Musk) non vede all’orizzonte alcuna missione targata Nasa. Mars Sample Return (Msr) sarebbe stato un programma complesso, ambizioso, in collaborazione con l’Agenzia spaziale europea. Prevedeva di sbarcare su Marte con un lander e un rover (o un elicottero) per recuperare i campioni raccolti da Perseverance, immagazzinati in capsule e lasciati sul terreno. Le capsule sarebbero poi state caricate su un piccolo razzo; una volta in orbita, sarebbe avvenuto lo scambio con una sonda orbitale che avrebbe puntato verso la Terra per consegnarci campioni incontaminati da analizzare nei laboratori terrestri, ben più sofisticati di quelli nella pancia di Perseverance. Un’occasione straordinaria per cercare firme di vita extraterrestre.
Da due anni, Msr era nel limbo. Costi lievitati e slittamenti (doveva essere lanciato nel 2028, poi si è parlato dei primi anni 30) avevano portato l’allora capo della Nasa, Bill Nelson, a mettere in stand-by il progetto nell’aprile del 2024, a fronte di una review indipendente e impietosa: sarebbero serviti 11 miliardi (e non i 7 inizialmente previsti) e, invece del 2033, la missione avrebbe avuto luogo non prima del 2040. Si era quindi cercata una soluzione low cost appellandosi all’ingegno di compagnie private. Senza successo.
Nell’aggiornare il bilancio, l’amministrazione aveva dunque puntato più sul volo spaziale umano, per fare in modo che, a raccogliere i campioni marziani, avrebbero pensato astronauti in carne ed ossa. Un’idea anche più iperbolica di quella abbandonata. Adesso, nel capitolato Nasa, ci sono 110 milioni di dollari destinati alle “Future Mars missions“. Il coniglio dal cilindro potrebbe arrivare da lì, sebbene sembri più la Cina a essere in vantaggio sul traguardo. Pechino ha infatti in programma la sua “Mars Sample Return”: si chiama Tianwen-3, potrebbe decollare nel 2028 e portare i campioni marziani sulla Terra già nel 2031.