Il 2026 nello spazio
- January 8, 2026
- Posted by: admin
- Category: Emilio Cozzi
Oltre ad Artemis II, che a più di 50 anni dall’ultima volta riporterà il genere umano verso la Luna, sono diverse le missioni robotiche che tenteranno l’allunaggio (e non solo). Sarà un anno di “stupore e meraviglia”
di EMILIO COZZI e MATTEO MARINI
Il 2026 sarà ricco di eventi spaziali di rilievo, con un calendario dall’importante valenza scientifica e tecnologica. L’esplorazione del Sistema solare, verso la Luna e oltre, darà forma a nuovi capitoli dell’epopea umana oltre l’atmosfera, per conoscere meglio il cosmo e gettare ponti verso suoli extra-terrestri. Nuovi sistemi di lancio, osservatori spaziali e orizzonti mai lambiti. Guardando la Luna e sognando Marte.
La Luna si avvicina
Fra inizio febbraio e fine aprile è previsto il decollo di Artemis II. La seconda missione del programma di esplorazione lunare della Nasa, aperto alla collaborazione internazionale, sarà la prima con un equipaggio a bordo.
Gli astronauti che si imbarcheranno sulla capsula Orion per fare rotta verso la Luna hanno già effettuato le prove generali in attesa che il vettore della Nasa, lo Space Launch System, venga spostato sulla rampa di lancio.
Lo scorso dicembre, il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover e la specialista di missione Christina H. Koch, tutti e tre astronauti Nasa, insieme con il payload specialist canadese Jeremy Hansen, hanno indossato le tute e seguito le procedure simulate del countdown, fino a 30 secondi dal decollo, entrando e uscendo dalla navetta.
Artemis II sarà la prima missione a riportare degli esseri umani verso la Luna dopo l’ultima volta delle Apollo, nel dicembre del 1972. Non ci sarà alcun allunaggio, previsto invece per Artemis III: la capsula Orion seguirà una traiettoria di ritorno libero, simile a quella che percorsero gli astronauti dell’Apollo 8 (i primi a sorvolare la Luna) e quelli dell’Apollo 13, costretti a interrompere la missione e tornare indietro a causa di un’esplosione a bordo. Orion girerà attorno al nostro satellite naturale per poi fare inversione (tutto governato dalle leggi della meccanica gravitazionale) e tornare verso la Terra.
Oltre ad Artemis, il sistema Terra-Luna vedrà un aumento di traffico considerevole: nella prima parte dell’anno è prevista la prima missione selenica di Blue Origin, che proietterà il lander lunare Mk-1 per il primo tentativo di allunaggio da parte della compagnia di Jeff Bezos.
Rappresenterà una tappa importante non solo per il fondatore di Amazon, ma per l’intero programma Artemis. L’almeno finora travagliato sviluppo di Starship – il veicolo scelto dalla Nasa per trasportare l’equipaggio di Artemis III sulla superficie lunare – ha spinto l’ormai ex direttore ad interim a ipotizzare una soluzione diversa. Se il Mark-1 dovesse avere successo (saranno da testare il sistema di navigazione, discesa e atterraggio e, soprattutto, la propulsione criogenica, con idrogeno e ossigeno tenuti a temperature bassissime, nello spazio), la proposta di Blue Origin per un lander alternativo già dal 2027, data prevista per Artemis III, non potrà essere ignorata dal nuovo amministratore dell’ente spaziale statunitense, Jared Isaacman.
Come evidenziato dai recenti sviluppi del suo programma lunare, la Cina non starà a guardare, anzi; Pechino va consolidando la propria posizione di vantaggio, almeno nell’esplorazione robotica.
Ad agosto è previsto il lancio di Chang’e 7 da parte dell’agenzia spaziale nazionale: la missione sarà dedicata all’esplorazione del Polo sud della Luna, la regione scelta quale teatro dei prossimi allunaggi umani. È una missione ambiziosa, come le altre spedizioni seleniche della Cina che, doveroso ricordarlo, è l’unico Paese ad aver effettuato con successo soft-landing sul lato nascosto della Luna e ad aver portato, da lì, campioni di suolo.
Per Chang’e 7 è previsto che uno spacecraft rimanga in orbita attorno alla Luna consentendo le comunicazioni con la Terra, mentre a scendere saranno un lander, un rover e un “hopper“, una piccola sonda capace di spostarsi saltellando. La missione sbarcherà per esplorare i dintorni del cratere Shackleton e le condizioni per un futuro insediamento. Lì, infatti, potrebbero prendere forma i primi laboratori (e la prima casa stabile sul suolo selenico, costruita dall’Italia), perché a distanza di pochi passi ci sono zone costantemente illuminate dalla luce solare e aree in perenne ombra, che potrebbero ospitare riserve di ghiaccio d’acqua.
Anche le missioni robotiche degli Stati Uniti proveranno a stare al passo: tre, private, dovrebbero partire verso Luna entro i prossimi dodici mesi. Sono IM-3, di Intuitive Machines, con il lander Nova-C; Blue Ghost di Firefly, che dovrebbe portare per la prima volta una missione occidentale sul lato nascosto, e Griffin di Astrobotic Technology verso il Polo sud.
Un posto al Sole
Di Smile si è parlato (e si parlerà) non solo per il prezioso contributo scientifico che promette, ma anche perché è una sonda dell’Agenzia spaziale europea (l’Esa) che partirà nello spazio in collaborazione con l’Accademia cinese delle Scienze.
Decollerà in primavera a bordo di un razzo Vega C; in orbita studierà l’interazione tra il vento solare, il flusso di particelle cariche che proviene dalla nostra stella e la magnetosfera terrestre. Obiettivo: migliorare le previsioni del meteo spaziale (lo space weather) che, come quello atmosferico, impatta le attività umane fuori dall’atmosfera, con potenziali rischi per il funzionamento dei satelliti e per la salute degli astronauti.
Proprio per comprendere meglio i meccanismi che danno origine alle tempeste solari, a luglio è previsto il decollo di SunRise (Sun Radio Interferometer Space Experiment): sei piccoli satelliti (cubesat) viaggeranno in formazione per comporre un unico grande strumento con la tecnica dell’interferometria (simile a quella utilizzata per scattare la prima immagine di un buco nero). Studieranno l’attività del Sole nelle onde radio a bassa frequenza, con l’obiettivo di mappare in tre dimensioni le zone dall’attività più intensa.
Nuovi sguardi sul cosmo
È atteso per l’autunno il lancio del prossimo grande telescopio spaziale: il Nancy Grace Roman della Nasa osserverà l’Universo su larga scala nelle frequenze del visibile e nel vicino infrarosso. Il suo specchio primario da 2,4 metri di diametro è grande quanto quello di Hubble, con un campo di vista ampio per indagare l’Universo e la sua struttura, compresi alcuni dei fenomeni misteriosi come energia e materia oscura. Grazie al suo coronografo (lo strumento che oblitera la luce delle stelle) sarà un formidabile cacciatore di pianeti extrasolari.
Nel campo della scoperta di mondi che orbitano attorno ad altre stelle, si guarda con molto interesse al lancio della missione europea Plato (Planetary Transits and Oscillations of Stars), che si concentrerà nella ricerca di pianeti rocciosi, i più simili alla Terra.
La sonda ha a disposizione 26 telescopi per indagare oltre un milione di stelle; in particolare nane gialle (come il Sole), stelle “subgiganti” e nane rosse (la popolazione astrale più ricca) sia per catturare le diminuzioni di luminosità dovute ai transiti di eventuali pianeti, sia per caratterizzare la massa e l’età delle stelle stesse. L’Italia ha un ruolo di primo piano grazie all’Agenzia spaziale italiana (l’Asi) e all’Istituto nazionale di astrofisica (l’Inaf).
Incontri ravvicinati
Tra i tanti episodi di esplorazione spaziale, rendez vous e manovre gravitazionali, tre meritano un’evidenziazione: nel luglio del 2026 la missione cinese Tianwen-2 raggiungerà la sua prima destinazione, l’asteroide Kamoʻoalewa, che orbita vicino alla Terra e potrebbe essere un frammento di Luna staccatosi in seguito all’impatto con un corpo celeste. Tianwen-2 tenterà di raccogliere campioni da spedire verso la Terra nel 2027, per poi procedere verso il suo secondo obiettivo, la cometa 311P Panstarrs.
A novembre finirà la lunga Odissea di BepiColombo, la sonda dell’Agenzia spaziale europea che entrerà in orbita attorno a Mercurio dopo più di otto anni. In realtà, BepiColombo (omaggio all’ingegnere e matematico italiano Giuseppe Bepi Colombo, che con i suoi calcoli rivoluzionò il modo con cui le sonde viaggiano nel Sistema solare) ha già sorvolato Mercurio più volte, con una serie di assist gravitazionali che le hanno consentito di rallentare e aggiustare la propria traiettoria in vista dell’ingresso in orbita, cosiddetta, ermeocentrica. Da lì, nei prossimi anni, BepiColombo studierà da vicino uno dei pianeti più elusivi (Mercurio è molto difficile da osservare al telescopio a causa della sua posizione in cielo, prossima a quella del Sole), per comprendere come si sia formato, le caratteristiche del suo campo magnetico e della sua sottile atmosfera.
Sempre l’Europa sarà protagonista di uno degli eventi più attesi: l’arrivo di Hera sul suo obiettivo. Decollata a novembre 2024, la sonda dell’Esa è diretta verso il sistema asteroidale binario Didymos-Dimorphos, per studiare gli effetti causati dall’impatto di Dart, il proiettile lanciato dalla Nasa che ha colpito a novembre 2021 il più piccolo dei due corpi celesti. E ne ha deviato sensibilmente la traiettoria.
Hera rappresenta una parte importante del programma congiunto con la Nasa per progettare un sistema di difesa planetaria, per sapere, cioè, come agire nell’eventualità che un oggetto di dimensioni importanti minacci di centrare la Terra. I calcoli sugli effetti della collisione permetteranno di studiare soluzioni per deviare una minaccia celeste senza rischi per la popolazione mondiale.
Chi fa rotta verso Marte
Il Giappone e l’Europa faranno insieme vela verso Marte. La missione è Mmx dell’agenzia spaziale nipponica (la Jaxa), diretta a esplorare le lune del Pianeta rosso. In particolare Phobos, il più grande dei due satelliti naturali, dal quale la Jaxa proverà a prelevare campioni da portare sulla Terra nel 2031. Dovesse riuscirci, sarà un evento storico.
Mmx porta con sé un piccolo rover europeo di costruzione franco-tedesca, Idefix (in onore del cagnolino di Obelix, l’amico di Asterix). Per questo, un successo della missione potrebbe anche sancire i primi passi europei su un suolo extra-terrestre.
A novembre 2026 si apre una nuova finestra utile (circostanza che cade ogni 26 mesi) per raggiungere Marte con minor sforzo, data la minima distanza tra i due pianeti. La missione Escapade della Nasa, lanciata nel 2025 dal New Glenn, e “parcheggiata” a due milioni di chilometri di distanza dalla Terra, farà un “tuffo” verso la Terra per sfruttarne l’assist gravitazionale, che la orienterà alla sua destinazione finale, il Pianeta rosso, appunto.
E chissà che nel 2026 anche Elon Musk non decida di sfruttare questa finestra per l’ennesima dimostrazione di forza: nel marzo del 2025 aveva dichiarato che entro la fine del 2026 avrebbe lanciato la prima Starship, senza equipaggio, verso Marte. Starship che, al momento, non ha mai compiuto un’orbita intera attorno alla Terra.
A conti fatti, l’unica missione per certi versi “marziana” lanciata da SpaceX è quella del manichino Starman, posizionato al volante di una Tesla Roadster convertibile, la cui orbita incrocia quella di Marte senza incontrarlo mai. Non esattamente il progetto di Musk.